|
|
|
|
Orme al femminile è uno spazio che segnala quelle figure di donne che nella storia hanno pensato, agito, amato,
parlato e vissuto lasciando, una traccia speciale del loro esserci.
Uno spazio sempre in costruzione aperto a suggerimenti e segnalazioni.
| MANUELA SAENZ | |
|
Manuela
Saenz, detta Manuelita, è una delle donne più importanti nella storia
dell’America Latina come leader rivoluzionaria per l’indipendenza
dell’ America del Sud; il suo partecipare attivamente alla vita
politica e alle battaglie la rende una delle precorritrici delle idee
femministe. Manuela
Saenz è stata anche una delle prime donne a prendere coscienza di un
identità sud-americana
intesa come unico continente che la porta a condividere l’ideale di
una Grande Colombia. Il
personaggio Nasce
a Quito nel 1797, figlia illegittima di un nobile spagnolo e di una
creola ecuadoriana studia al convento di Santa Catalina dove apprende,
oltre a leggere scrivere, diverse lingue tra cui francese ed inglese. A
soli 12 anni (10 agosto del 1809) si unisce alle forze rivoluzionarie di
Quito e a 20 anni partecipa alle lotte per l’indipendenza appoggiando
la causa di Bolivar e di San Martin; per la sua attività
pro-indipendenza viene nominata dal generale Josè de San Martin
“Caballeresa del Sol”. A
Quito, il 16 giugno 1822, giorno della celebrazione dell’Indipendenza,
conosce Simon Bolivar di cui diventerà fedele amante e compagna,
indifferente alle critiche e a pregiudizi che accompagnarono le sue
scelte. “Libertadora del Libertador” Nel
1823 segue Bolivar a Lima durante la
campagna di liberazione del Perù e viene nominata colonnello: il
suo vestirsi da soldato, il saper montare a cavallo e maneggiare le armi
la portano ad avere un ruolo attivo nell’indipendenza sia in Perù che
in Bolivia ed in Colombia, partecipando a battaglie fondamentali come
quelle del Pichincha, di Junin e Ayacucho. A
Bogotà riesce a salvare Simon Bolivar, El libertador, da un tentativo
di assassinio e per questo viene chiamata “Libertadora del Libertador. Dopo
la morte di Bolivar per tubercolosi nel 1830, viene mandata in esilio in
Giamaica e dopo alcuni tentativi di ritornare in patria, si stabilisce
al nord del Perù dedicandosi alla vendita di tabacco e alla traduzione
fino al 1856, anno della sua morte. Traduzioni e adattamento di Daniela Ticconi |