Orme al femminile è uno spazio che segnala quelle figure di donne che nella storia hanno pensato, agito, amato, 

parlato e vissuto lasciando,  una traccia speciale del loro esserci.

Uno spazio sempre in costruzione aperto a suggerimenti e segnalazioni.

 

  BARTOLINA SISA
 

 

Guerriera aymara, lotta contro i colonizzatori spagnoli per la libertà dei popoli andini.

 

Il personaggio

La sua data di nascita è incerta ma è fissata intorno alla seconda metà del 1700, anni in cui è molto forte l’oppressione spagnola. Da giovane, insieme ai suoi genitori, si dedica al commercio di foglie di coca e per questo viaggia per i diversi villaggi delle Ande prendendo sempre più coscienza della situazione di sfruttamento e maltrattamento degli indigeni ad opera dei colonialisti europei.

 Un evento molto importante della sua vita è l’incontro con Tupak Katari, Tupac Amaru e Micaela Bastidas con i quali intraprende il cammino per la liberazione del popolo aymara e quechua, formando un esercito di migliaia di indigeni che a partire al 1781 insorge contro gli oppressori.

Alla battaglia, Bartolina partecipa in prima persona, lottando con caparbietà e ottenendo il ruolo di Virreina per le sue capacità di prendere decisioni, per il suo senso di responsabilità e per le sue doti militari.

Il 2 luglio 1781 mentre si dirige verso l’accampamento El Alto de Pampajasi viene catturata in un’imboscata dai suoi stessi compagni e condotta come prigioniera di guerra degli spagnoli.

 Il 5 settembre dello stesso anno è condannata a morte con Gregoria Apaza: viene impiccata dopo essere stata violentata, frustata e dopo aver subito altre torture fisiche e morali. Dopo la sua morte il corpo viene squartato e la sua testa messa in mostra nei diversi villaggi per terrorizzare gli indigeni e dissuaderli dalla ribellione.

 Il pensiero

Bartolina Sisa è considerata in tutta l’America Latina un’eroina nazionale che con il suo coraggio ha contribuito a liberare la sua terra dai colonizzatori europei. La sua lotta nasce dal desiderio di salvaguardare la cultura andina e,soprattutto, di porre fine ai maltrattamenti dalla volontà di e alle brutalità commesse dagli spagnoli nei confronti delle popolazioni indigene.

Attualmente la Federazione nazionale delle donne boliviane è intitolata a lei.

 

 Traduzioni e adattamento di Daniela Ticconi

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